giornale online dell' Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione formia - italy | dirigente scolastico prof. erasmo colaruotolo | redazione: Minchella Sara - Rita Fabozzi - Francesca Elpini - Giulia Mancini - Claudia Meola - Alessia Vecchio - Civita di Tucci - Isabella Marrocco - Marino Marina | vignettista: Nardone Naomi

mercoledì 5 giugno 2013

Le commissioni 'esame di stato 2012-13 firenze - latina







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le commissioni  d'esame
di  stato  2012 - 2013  
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venerdì 24 maggio 2013

Museo del Vino e Museo dell’Olivo e dell’Olio

Museo del Vino e Museo dell’Olivo e dell’Olio a cura di Fabozzi Rita


A sostegno dell’economia agricola del territorio di Torgiano, nella provincia di Perugia, la Fondazione Lungarotti si occupa della gestione del “Museo del Vino” e del “Museo dell’Olivo e dell’Olio”. I due musei sono una straordinaria macchina del tempo che, attraverso collezioni archeologiche, artistiche e corredi tecnici per la viticoltura, la vinificazione e l’estrazione dell’olio, guida il visitatore oltre 5000 anni di storia. I musei propongono il vino e l’olio non solo come alimento, ma come complessi prodotti di cultura. Per qualsiasi informazione consultate il sito www.lungarotti.it

lunedì 20 maggio 2013

Pubblicità 3.0

Pubblicità 3.0   a cura di Di Tucci civita e Capodiferro Natale

Oggigiorno lo scopo della pubblicità non si basa solo sul vende
re un prodotto, ma attrarre l'attenzione emotiva del consumatore è il nuovo obiettivo. L'intento è conquistare l'ascoltatore tramite l'empatia, facendo capire al pubblico che tutti sono sulla stessa barca, una barca che sta attraversando un mare di criticità politica ed economica. La crisi sta segnando tutti in un modo o nell'altro. Così che anche la pubblicità ne subisce e sortisce gli effetti.
La pubblicità ormai parla di noi, delle nostre vite, ci mostra la realtà da un punto di vista più ironico e creativo. I venditori vogliono essere ricordati non solo per i prodotti che mostrano e vendono ma...per le emozioni che tramite la pubblicità riescono a trasmettere.
Ma se è giusto propagandare il prodotto è poi altrettanto giusto trasmettere emozioni, sentimenti ed altro che non sono di tutti? Ecco il fatto che la pubblicità sia ormai "mirata" ad ognuno di noi è sotto la nostra faccia. Ognuno se apre il proprio Pc e il proprio browser può comodamente ammirare nel suo una pubblicità diversa da quello dell'amica accanto. Pubblicità ingannevole, falsa? No solo "indirizzata" alle specifiche qualità, sensazioni, emozioni, interessi etc. che si mostrano, ognuno per se, avere nel web quando digitiamo qualunque parola o meglio quelle che digitiamo di più. Saremo allora perseguitati! Ma no. Basterà aver cura di difendersi evitando di rispondere sempre agli annunci o aver cura di proteggersi con adeguati spyware. 


sabato 18 maggio 2013

Come vedo la scuola


Come vedo la scuola  a cura di Rita Fabozzi  e Capodiferro Natale

Viene voglia di citare una frase di Jacques Maritain in Education and the Humanities(Toronto, 1952) al fine di promuovere un dibattito che dia lo spunto per una visione vera della scuola, che oggi ha perso i suoi connotati originari:
"La vera educazione liberale non considera gli studenti come futuri professori e specialisti, nè come 'gentleman' o membri di una classe privilegiata, ma come futuri cittadini che devono comportarsi come uomini liberi, capaci di esprimere giudizi validi e indipendenti, e capaci di godere la comune eredità di sapere e bellezza"
 La Scuola deve saper formare prima di tutto i cittadini come uomini liberi, deve essere sicuramente pubblica e istituzionale e, soprattutto, non deve creare fragilità facendo spendere, con consapevolezza sicura, le competenze e i saperi acquisiti. A fronte di ciò vengono dibattuti frequentemente, nel mondo politico e culturale ed economico temi quali:
1. La scuola come LAVORO SOCIALE e BENE COMUNE;
2. La scuola come luogo del  PENSIERO DIVERGENTE;
3. A scuola con il COLLABORATIVE LEARNING(apprendimento collaborativo);
4. La ripresa economica solo dalla RIPRESA DELLA CULTURA.
Se da un lato si considera la cultura, l’istruzione e la formazione dei giovani, quali imprescindibili ed amovibili sostegni della vita del paese non è tralaltro giusto, poi, discriminarli, condannandoli a "sola spesa da tagliare", in quanto la crescita economica prescinde da quella culturale e questa come requisito della scuola è lo strumento essenziale per la crescita etica e morale dell’ individuo e della collettività nella società.
E sarebbe quantomeno principale che come bene comune della collettività fungesse da spartitraffico tra la pubertà, infinito gioco delle parti in gioco-mentali e fisiche, e la maturità, che purtroppo oggi tendiamo ad identificare solo nell'aspetto di modifica del comportamento e dell'intelletto, intesa come potenziale effettivo intellettivo-fisico, che nel suo dinamismo di "crescita", porti ad una maggiore articolazione e flessibilità del pensiero. La scuola intesa come lavoro sociale è pertanto l'estensione del bene comune acquisito a favore della collettività. E' allora il pensiero divergente che ci animerà nella ricerca estrema del "diverso", dell' "altrui dimensione, posizione e visione", verso il raggiungimento dell'obiettivo di inquadrare "le problematiche" da vari punti di vista. Saranno poi questi che, quasi in una analisi dei costi e benefici, riveleranno la via da percorrere per arrivare all'arricchimento personale che non passerà più per quella "macchina infernale seriale" che oggi è la scuola, ma nella continua ed estenuata ricerca della migliore soluzione. Scuola come riflessione e rivalutazione dei dati, scuola come operativizzazione dei contenuti acquisiti mnemonicamente, scuola non  staccata dal territorio. L'apprendimento collaborativo aiuta lo studente o meglio il semplice studente a valutarsi e a farsi valutare ma soprattutto a scambiarsi ruoli ed opinioni tra tutti, concedendo allora alla vera funzione della scuola, la distribuzione di nozioni, che,  discusse e fagocitate dall'intero nucleo degli alunni/classe, diventino apprendimento,  di venir fuori.

venerdì 12 aprile 2013

Spesa e lista


Spesa e lista    a cura di Fabozzi Rita e Natale Capodiferro

Se diciamo “lista della spesa” cosa viene subito in mente? Sicuramente quella che facciamo quotidianamente a scuola per le nostre merende. O ci figuriamo delle donne degli anni '60- '70 con la fatidica lista che si recano nel proprio negozio di fiducia per compiere gli acquisti giornalieri all'insegna del risparmio. Ebbene la famosa lista, tanto inutile e ormai out, sta tornando invece di moda come utile ed efficace mezzo con cui far quadrare il bilancio familiare. Si, perché grazie alla lista, che deve essere preparata in non meno di 10 minuti, si risparmia denaro e non si cede alla tentazione di comprare più del necessario, spendendo così (prezioso) denaro in modo superfluo. Bisogna anche programmare ogni pasto, ogni spuntino e merenda, andando così al supermercato con le idee chiare. Così un pò come facciamo a scuola. Attenzione però: sono concessi massimo 5 acquisti extra non previsti dalla lista. In questo modo, calibrando gli acquisti e limitando le spese superflue, non solo risparmieremo denaro ma impareremo anche ad essere un po' più previdenti e a pensare con più attenzione al nostro futuro. E' vero andiamo proprio così alla cassa con l'ultimo spicciolo per ordinare lo spuntino della ricreazione. Così, per qualche verso, la realtà delle vicissitudini delle nostre famiglie ci sono più vicine e riusciamo a capire cosa significa programmare ogni centesimo per far quadrare il bilancio della famiglia.   

sabato 6 aprile 2013

cosa è lo Job Sharing

cosa è lo Job Sharing   a cura di natale capodiferro


A fronte dei 2,5 milioni di giovani, soprattutto,  e “anziani”(strano questo termine, a volte ha valore positivo, vedi capitolo pensioni perché possono ancora lavorare,  a volte negativo perché “tolgono” il diritto al lavoro dei giovani stessi), la disoccupazione avanza imperterrita sguisciando nella strati della società, con questa crisi, come i serpenti nell’erba, senza far rumore e senza far danno alcuno. Anzi traendone da ciò,  benefici e utili, le finanziarie  e le banche,  inanzitutto, pescando nel sottobosco stesso della disoccupazione e dell’emarginazione e del degrado-distacco sociale promuovono derivati, mutui, fidi e finanziamenti da strozzini. Come potrebbe allora con questa situazione prodursi lavoro senza un costo eccessivo! E non parleremo del costo del lavoro e delle problematiche già descritte nell’articolo pubblicato il 22 maggio mas di quello che alcuni paesi considerano positivamente alternativa.
 Il nucleo familiare oggi è costretto a “pensare” come alimentare le proprie sostanze economiche. O come rimediare alla disoccupazione di uno dei familiari, coniuge o figlio/a. Negli Usa sin dagli anni ’60 si è sviluppata un nuovo tipo di prestazione: lo Job Sharing .    
I nostri genitori potrebbero avere la possibilità di organizzarsi il lavoro, così scarso da trovarsi in giro, seguendo l’esempio degli USA, per cui i cittadini, invece che arrendersi,  lo hanno reinventato da quel poco che riusciva ad emergere attraverso lo Job Sharing. Cos’è lo Job Sharing?
L’Utilità di questo tipo di “prestazione” è importante per impiegare personale, ma non solo, oggi in parte disoccupato.  Ma non solo, potrebbe essere  un’ottima idea per omogeneizzare il tempo-lavoro-famiglia per chi ha un solo lavoro. E soprattutto per le donne.
In cosa consiste: lo  J.S. è un tipo di “contratto di lavoro atipico” a tempo indeterminato o a termine, più noto come “lavoro ripartito” e prevede che la prestazione lavorativa  possa essere svolta suddividendola fra “due soggetti” ( o più?). Se in una famiglia un coniuge o un figlio sono in situazione di disoccupazione, possono “sostituire” l’”altro” che è impiegato quando quest’ultimo sia impossibilitato a svolgere il proprio lavoro, compito o funzione, per una causa qualsiasi, anche rimanere a casa per accudire a figli  di piccola età.  Avverrebbe così uno “scambio” tra persone, magari della stessa famiglia.
Negli USA, oggi, si possono rintracciare due tipi di J.S.: uno verticale(settimane/mesi) oppure orizzontale(parti di orario di una giornata lavorativa/metà giornata). In definitiva si è cercato e si cerca di utilizzarlo quando le condizioni socio-economiche non lo consentono, organizzando meglio con  ergonomicità e sinergia una serie di situazioni logistiche, proprie di una famiglia.
E siccome la disoccupazione è arrivata a colpire un ragazzo su tre(1/3) e mancano anche gli strumenti di mobilità e CIG e le risorse statali in Italia stanno scarseggiando sempre più, così come le famiglie col potere di acquisto ridotto quasi allo zero, prendere in considerazione il Job Sharing sarebbe un utile strumento e un’opportunità, così come stanno divenendo realtà il Co-Housing e il Carpooling. Quest’ultime si iniziano a praticare con una certa insistenza anche nel nostro paese e alcuni comuni le stanno caldeggiando vivamente, come proposte, ai cittadini, anche a favore di un minore consumo di energia e conseguente minore dispersione di Co2 nell’atmosfera.
Vogliamo ricordare che quando non c’è lavoro e le tasse aumentano in modo sproporzionato, mettendo in seria difficoltà il “bilancio” della famiglia, ci si assoggetta ad uno stato di privazione e dipendenza che  oltre ad aumentare la differenza tra gli strati sociali più deboli(ma non solo quelli-, anche il ceto medio si è trasformato oramai in una classe “menoabbiente”) non si determina crescita culturale.
Si badi bene, lungi da noi ritenere che il J.S. risolva il problema del lavoro in Italia perché sarebbe un mero eufemismo e non modifica reddito né potere di acquisto, tale tipo di “prestazione” potrebbe soddisfare, almeno nelle intenzioni e al momento quella richiesta di “operare”, “fare”, “agire” e crearsi delle opportunità di lavoro per noi ragazzi.

sabato 30 marzo 2013

GENERAZIONI IN SALA D’ASPETTO I GIOVANI NELLO SCHIACCIANOCI


Generazioni in sala d’aspetto i giovani nello schiaccianoci    a cura di Rita Fabozzi 

Specialmente ai nostri tempi, tempi in cui la crisi si fa sentire pesantemente e costringe una sempre più alta percentuale di italiani alla semi-povertà, volevo fare una piccola riflessione su una delle cause della non crescita dell'economia della penisola: la disoccupazione dei giovani, disoccupazione che dipende dalla presenza massiccia di anziani ancora al lavoro. Giovani a spasso e anziani ancora a lavoro potremmo dire...si perché mentre i giovani non riescono a trovare un posto di lavoro e sono costretti ancora a vivere a casa dei genitori, gli anziani devono raggiungere i 67 anni di vita per poter cominciare a godersi una pensione (minima nella maggior parte dei casi...) e una vita tranquilla. Tra gli altri paradossi c'è il fatto che in Italia non ci sono periodi o stage formativi per i giovani che ancora frequentano la scuola, come per esempio accade in Germania, e quindi i ragazzi si trovano ad uscire dalla scuola superiore senza alcun tipo di esperienza, requisito INDISPENSABILE per chi oggi vuole ambire ad un posto di lavoro. Una situazione contraddittoria, insomma, in cui l'aumento dell'età pensionabile e la conseguente assenza del ricambio generazionale chiudono i giovani in uno schiaccianoci dal quale sembra impossibile uscire.

venerdì 29 marzo 2013

Le banche d'affari e il potere: Obtorto collo

Le banche d'affari e il potere: Obtorto collo    a cura di natale capodiferro

Malvolentieri si apprende che sarebbero alcuni politici italiani(nella fattispecie il Movimento 5 Stelle) a volere l’uscita dall’Euro,  quando ne hanno invece chiesto chiesto il solo referendum esplorativo e, a nulla è servito declinare l’invito a non considerasi  anti euro da parte di tutte le forze politiche. Semmai quello che sconcerta, noi italiani, è che non siamo gli unici a chiedere la  ridefinizione dei trattati, le relazioni economico-sociali che dovrebbero legare le singole Nazioni nella comunità europea. Forse allo stato attuale più che di politica in senso stretto, sarebbe più giusto, ad una analisi più integrata, parlare di politica economico-finanziara, si badi bene in quanto intesa come  l’ ECONOMIA derivante dalla FINANZA, dell’Area Euro, poiché nulla a che vedere con l’integrazione politica europea. Se pensiamo che non c’è nell’EU, un parlamento politico che possa indirizzare scelte che non siano dell’apparato della BCE, e che altri componenti politiche italiane-  hanno e stanno affermando che l’Italia DEVE intervenire per cambiare le regole-,  e che le maglie stiano divenendo sempre più strette per l’Italia per districarsi tra debito pubblico e recessione/crescita, dobbiamo allora pensare  che l’UE, quello che la stragrande maggioranza delle persone pensa, è solo finanza, indotta diremo, visto l’esempio di Cipro oggi e la Grecia e l’Italia ieri .
Che la Goldman Sachs si sia potuta esprimere -per ben due volte- in parere su una “figura” politica di uno Stato Sovrano  è di tutta evidenza l’ingerenza, così come lo sono  l’interferenza delle Banche ed Istituti Finanziari che entrano, ma lo sono già e a chiare mani,  nei poteri di quasi tutti gli Stati Europei e non. E  questo Noi non lo desideriamo perché non vogliamo essere governati dalle Banche.
Vogliamo, invece, che siano al servizio dei cittadini e delle imprese e non li imbottiscano di titoli senza valore, anzi, come successo, che li indebitino ancor di più. Vogliamo che l’Europa sia la corrispondenza logica di una politica-sociale delle nazioni che vi partecipano e non la lotta finanziaria  di multinazionali finanziarie, di Banche d’affari e Banche Nazionali, conseguentemente e coerentemente con l’ipotesi originaria dei padri fondatori. Desidereremmo che le Nazioni principali (Germania e Francia in testa) e la Troika (BCE/FMI/UE a cui si aggiunge anche la FRS –Federal Reserve System degli USA )che oggi impongono  a Cipro, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Irlanda, etc. di prelevare i soldi dai conti correnti dei cittadini o inducono pesantissime e gravose tassazioni attraverso presunte riforme, intervengano per risanare la situazione economica  aiutando e costruendo un futuro (lavoro)europeo, poiché è loro interesse, e non perché- e questa è la vera ragione, per recuperare il denaro - che con lo spread così alto ormai non ha più valore redditizio-  che le  loro Banche hanno “speso”comprando i titoli nazionali di quegli Stati.
E che addirittura possano esprimere opinioni sui governi ed indicarne “positività”(Governo Monti) o negatività( Movimento 5 Stelle) è la chiara indicazione che oggi la politica la indica il potere finanziario e che il cittadino ha perso ogni riconoscibilità.
Con disappunto è facile oltremodo notare che proprio le banche sono state aiutate, con ingenti finanziamenti ad irrisori tassi di interesse dalla BCE, non i cittadini, e per cosa? Si indovini? Per comprare i titoli di stato delle sovranità più a rischio, compresa l’Italia, e far abbassare lo spread. Si lo spread!
Dunque, non per creare posti di lavoro, non per dare ossigeno e fondi  alle imprese e magari eliminare il cuneo fiscale e l’Irap in Italia -gravosissimi, non per creare “comunità” ma solo e semplicemente per far rientrare gli investimenti dei “Titoli di Stato” acquisiti dalle Banche Nazionali, che ormai non rendono più.
E’ questa l’Europa auspicata dalle banche? Non una traccia di creazione di lavoro “comunitario”(ogni nazione-vedi la Germania-Francia che si strutturano secondo una propria identità imponendo un proprio modello), non un trattato a protezione degli stati più a rischio(Debito Pubblico), per riqualificarne le tradizioni, la cultura e le imprenditorialità, non un cenno sull’interdipendenza economica degli Stati e di misure atte a sviluppare una politica di non recessione.
E come se non bastasse, ogni paese dell’UE sta perdendo anche la dignità delle proprie autoctone produzioni, che si sono arricchite, in millenni, faticosamente, perché infangate da una generalizzazione(qualitativa) che non ha fine, per il latte, la cioccolata, la pasta, i salumi, vino, etc. tutto, ormai, si è “voluto”standardizzato. Non possiamo produrre più latte, pescare tonno, coltivare aranci(domandate in giro quale sia l’effettiva quantità lasciata a perdere perché non vendibile oltre una certa quantità prodotta).
Perciò la Goldman Sachs stia tranquilla. Gli Italiani sono Europei e si riconoscono nell’Europa e nella UE e rispettano  il governo di  Strasburgo. Ma vorrebbero che la politica  parlasse più degli Stati e delle loro problematiche che delle Banche e dei loro interessi.  

domenica 24 marzo 2013

I rifiuti in acqua e dall'aria

I rifiuti in acqua e dall'aria   a cura di Raffaela Silvestri


L’essere umano, l’unica specie in grado di produrre giornalmente abnormi 
quantità di rifiuti che impropriamente invadono l’intero pianeta nessun luogo è escluso dato che anche le acque siano esse fiumi o oceani, sono vittime di questo spietato e incurante “serial killer” autolesionista che opera con lo 
stesso “modus operandi”: l’INDIFFERENZA. Purtroppo, l’uomo sta avvicinando sia la terra che se stesso a un’inarrestabile e irreversibile tragica fine ovvero la morte. Per evitare ciò farebbe meglio ad agire con tempestività e impiegare più denaro nello studio e nell’applicazione di nuove tecniche per lo smaltimento dei rifiuti, specialmente quelli non decomponibili con semplicità come: le fibre sintetiche, il polistirolo, i fanghi chimici, la plastica, i prodotti ospedalieri e i milioni di nurdles ( le microsfere utilizzate nella cosmesi per creare “creme di bellezza”). Tutti questi materiali non biodegradabili invadono violentemente l’80% degli ambienti marini. Questi ultimi hanno un’altra fonte di inquinamento impossibile da trascurare, le tanto amate navi da crociera che con il loro fascino e lussuria nascondono l’altra faccia della medaglia, infatti migliaia di esse transitano ogni anno nei mari, nei fiumi e negli oceani disperdendo nell’ambiente prodotti tossici causati dalla combustione dei carburanti. La maggior parte si cura esclusivamente della propria attività ignorando che molto probabilmente se non si agisce, “futuristicamente”, non ci sarà più spazio per il loro passaggio perché le acque saranno invase da nuove isole di spazzatura!...o forse l’uomo sta cercando di creare nuove mete turistiche attraverso gli “immondezzai” acquatici? 
PROBABILMENTE, durante una crociera ne ammireremo alcuni, come i già esistenti “Great Pacific Garbage Patch” nell’ Oceano Pacifico e l’ “Indian Ocean Garbage Patch” scoperto nel 2010 al centro dell’Oceano Indiano. Purtroppo nessun elemento è immune da questo “serial killer”, poiché recenti studi dimostrano che gli scarichi aerei con le loro emissioni di agenti atmosferici inquinanti come l’anidride solforosa e gli ossidi di azoto danneggiano l’ecosistema. Ritornando sulla terra ferma dove la situazione degenera ogni giorno sempre di più, divenendo così drammatica e aggressiva da aver assalito persino l’Everest, un tempo luogo inaccessibile e adesso preda dei turisti troppo spesso incivili, che contribuiscono alla “fusione” dei rifiuti con le pareti rocciose e siderose del monte, rovinando una delle più belle e importanti risorse naturali del mondo. Impossibile poi, non menzionare Irpinia, divenuta ormai, per antonomasia l’ “immondezzaio della Campania”, una terra molto importante per il Meridione dato che da qui sgorga il 35% delle acque del Sud Italia e interessa tre regioni: la Puglia, la Basilicata e la Campania. Sebbene siano intervenuti l’Europa e in particolare la Germania stanziando 500 milioni di Euro per favorire il rilancio del territorio nel tentativo di liberarlo dagli ammassi di rifiuti, non c’è stato verso, l’indifferenza e l’avidità degli uomini colpiscono ancora! 
Infatti, non è solo con i il denaro che si risolve il problema, tutti sono chiamati a salvare se stessi e l’ambiente apportando cambiamenti prima nelle mentalità, aumentando e rendendo più efficienti le campagne di sensibilizzazione focalizzando l’attenzione in particolar modo, sui bambini e sui giovani  e successivamente apportando miglioramenti nell’ecosistema perché…VOLERE È POTERE! 

mercoledì 20 marzo 2013

MUSEO DELL'ACETO BALSAMICO


IL MUSEO DELL'ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA   a cura di Fabozzi Rita


Il “Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale” di Modena nasce nel 2002 a Spilamberto con l’intento di far conoscere al pubblico un prodotto inimitabile, che nel 2000 ha ottenuto il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta). Attraverso le sale del museo il visitatore potrà apprendere tutte le fasi di produzione che occorrono per la perfetta riuscita dell’aceto balsamico tradizionale e scoprire i segreti da secoli custoditi nelle acetaie di famiglia e tramandati di generazione in generazione. Per ulteriori informazioni potete consultare il sito www.museodelbalsamicotradizionale.org


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